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in memoria di Moro

lapide dello statista in piazza Moro a Turi

24 Settembre 2014

Per ricordare A. Moro, nato a Maglie il 23 Settembre 1916, il Centro Studi “A. Moro” di Turi ha organizzato una cerimonia commemorativa portando una corona alla lapide posta nella piazza a lui dedicata, alla presenza del Sindaco e dell’on. Ciriaco De Mita, attualmente sindaco di Nusco (Av) nel palazzo marchesale, subito dopo, si è tenuto un incontro dove l’ospite ha trattenuto i presenti delineando tratti del pensiero e della figura di Moro e cogliendo l’opportunità di effettuare confronti tra la politica di quel tempo con quella presente. Ribadisce “ho la consapevolezza del limite (ha 86 anni ) e la speranza del pensiero, per cui dedico il tempo che mi rimane a raccontare la storia”. Cita spesso De Gasperi e Moro come i due Grandi del pensiero democristiano e della democrazia; di Moro sottolinea la sua gentilezza di modi e la profondità del pensiero, che non tende a trovare la soluzione subito del problema ma ad offrire un orizzonte sempre più largo per trovarla in condivisione. Il tempo di Moro era il tempo dei blocchi contrapposti e lui prospettava le “convergenze parallele”. Moro pensava per il Partito e per il Paese, in prospettiva; Moro era il futuro.

De Mita, pur ottimista, manifesta il timore di una Democrazia alla deriva, per la quale le decisioni non sono più condivise dal popolo ma vengono “estorte” ad esso con i sondaggi. Invita i giovani, rivolgendosi soprattutto agli amministratori presenti, a stare con la gente e ad impegnarsi a studiare come risolvere insieme le loro istanze.

 

Passa a passa 2014

cippo dell'Annunziata

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Turi 25 aprile 2014

La primavera tarda a farsi sentire; le piogge impensieriscono gli agricoltori; oggi il sole ha riscaldato l’aria  offrendo ai turesi e nuovi residenti una piacevole giornata invogliando a partecipare al rito del Passa a Passa; verso le 12, la Confraternita dell’Addolorata, preceduta “do tammurre de Muole” partendo da S. Domenico, ha raggiunto la cappellina di San Rocco, dove si è conclusa la messa celebrata dall’Arc. don Giovanni Amodio;  con ali di folla  hanno sfilato i portatori del cippo ligneo dell’Annunciazione, seguito dai fedeli ma soprattutto da padrini e madrine per mano un bimbo con una o più fasce colorate a tracolla, segno della durata del legame e del ripetersi del rito; insieme, cantando per invocare la protezione della Madonna; in processione si compiranno tre giri intorno alla chiesetta di S Rocco. ( quaderno n. 8 pag 116 della Rivista “sulle tracce”).

l’Associazione Musicale “Maria SS Ausiliatrice guidato dal maestro Continua a leggere »

calco di MORO realizzato da Stefano Rossi per la città di Alberobello

Dopo una decina di giorni dall’esame di maturità, quando ancora non erano stati esposti i “quadri” nell’antico convento sede del liceo di Monopoli, venni assunto per chiamata dalla banca fasanese. Non ho mai appurato il perché dell’assunzione di un ragazzo di borgata (Pezze di Greco), quando sul marciapiede di quella banca ogni giorno si allungava la fila dei figli di azionisti con “robusti” conti in banca. Del diritto allo studio, neppure a pensarlo, dello statuto dei lavoratori, araba fenice; si studiava di notte.

Per il primo esame, filosofia del diritto, non mi fu dato il permesso perché ritenuto insostituibile allo sportello. Angosciato, pensavo ai sacrifici dei miei genitori: cinque anni in collegio salesiano di Cisternino, tre anni a pensione a Monopoli. Mi trovai ad un bivio: lasciare la banca o abbandonare il sogno della laurea che, specie nel dopoguerra, aveva il sapore di rivalsa per chi non era nato da “sacri lombi”.

Al secondo appello, secondo diniego al quale reagii forse in modo impulsivo: da domani non vengo più a lavorare. Per la banca sarebbe stato uno smacco inaccettabile. Erano i tempi in cui ancora fumavano le macerie di città distrutte durante il conflitto bellico. Il direttore, uomo perspicace, taglio corto dicendomi “vai e torna subito”. Una parola!

 Eravamo circa quattrocento gli studenti della cattedra del prof. Moro. Era la prima volta che vedevo il Maestro seduto tra padre Bozzi e il prof. Renato Dell’Andro, che nel precedente mese di luglio aveva presieduto la commissione giudicatrice dei miei esami di maturità a Monopoli; per tale ragione il professore mi salutò con un discreto cenno della mano.

I miei occhi erano sul Maestro, attratto dalla mitezza del suo sguardo. Uomo semplice che alcuni anni prima aveva tenuto le lezioni in divisa militare con “l’altissimo” grado di sergente maggiore, lui e il suo amico prof. Pasquale Del Prete, poi Rettore dell’Università di Bari.

Alle ore 13,00 breve sosta per un frugale cappuccino e ripresa fino alle 16 con rinvio al giorno successivo. Eravamo rimasti una quarantina. Poi soltanto io molto avvilito. Mentre il Maestro in piedi metteva ordine in una borsa nero-lucido, il prof. Dell’Andro mi fece cenno di avvicinarmi alla cattedra chiedendomi cosa fosse mai successo. Gli dissi che certamente non sarei ritornato visto come stavano le cose in banca. Cosa è successo, chiese il prof. Moro. Dell’Andro gli rispose che mi aveva conosciuto nel luglio precedente in sede d’esame di maturità a Monopoli, e che ero studente lavoratore con scarse possibilità di ritornare il giorno dopo. Il Maestro si risedette, rimise le carte fuori dalla borsa nero-lucido invitando Dell’Andro a “continuare l`esame iniziato a Monopoli”. Dopo 15-20 minuti, con la serenità del Suo volto pensoso e sofferto, chiese se bastasse. Come ritiene Lei, rispose Dell’Andro. Mi fu assegnato un voto che mi gratificò moltissimo. Dovevo correre alla stazione per prendere il treno, ove ve ce fosse ancora qualcuno, pena una notte sulle panche di legno fino al mattino successivo. Mi portai di fronte al Maestro, augurai la buona sera con un discreto inchino. Nel salutare il prof. Dell’Andro, questi mi tese la mano trattenendo la mia per richiamare l’attenzione sul prof. Moro che era rimasto con la mano tesa senza che io me ne fossi accorto. Confuso ed imbarazzato tornai al centro della cattedra, detti la mano al Maestro che mi fece gli auguri. Alla prima occasione chiesi al prof. Dell’Andro perché mai il Maestro mi aveva teso la mano facendomi gli auguri ?

Lei deve sapere, chiarì Dell’Andro, che il prof. Moro, promossi o bocciati, incoraggia gli studenti lavoratori facendo loro gli auguri. Era un modo tutto suo di incoraggiare il lavoro unito allo studio. ` Che il Maestro prediligesse i giovani, lo ha confermato quel drammatico marzo 1978 quando fu sequestrato. . Avrebbe dovuto presiedere il Consiglio dei Ministri, già fissato per le ore 11.00 fatto differire alle 12.00 perché relatore dei due suoi allievi. Nella Sua borsa color nero-lucido furono rinvenute le due tesi di laurea mai più discusse. Da quel giorno molti giovani hanno perduto la possibilità di “discutere la tesi del loro futuro” col nostro Maestro.

Quanti di noi lo ebbero docente e poi anche punto di riferimento nell’impegno pubblico ne custodiscono nel cuore e nella mente il ricordo di Maestro.

Orazio Ferrara

1 L’avv. Ferrara Orazio nato a Fasano, moroteo da giovane età, impegnato politicamente , è stato più volte Assessore provinciale e Sindaco e della città di Fasano, dove svolge la sua professione, per la quale si avvia alla “toga d’oro”.. Più volte consigliere dell’ordine degli Avvocati del Tribunale di Brindisi, vice Pretore per diversi anni, Amministratore dell’ Ospedale civile e dell’Azienda di Cura e Soggiorno di Fasano.

“Gli Auguri” furono formulati in occasione dell’intitolazione della SM di Mesagne III nucleo allo statista, subito dopo essere stato barbaramente ucciso.

Turi, come molte altre città, ha visto l’impegno dell’on. Moro ed ascoltato le sue parole nei comizi o occasioni ufficiali; a lui ha dedicato una piazza; estimatore ed amico, Simeone Maggiolini, presidente del centro Studi A. Moro, tiene viva la sua memoria organizzando celebrazioni e dibattiti sulla persona dello Statista.

Ha pubblicato un opuscolo:  sulle orme di un uomo, un libretto che si legge alla svelta e raccoglie la sua esperienza politica col suo maestro di vita.    Sulle orme di un uomo Simeone presenta, quasi in una successione di immagini,  particolari esperienze umane  vissute prima di Moro, i ricordi dell’infanzia durante il periodo fascista, la conoscenza del professor Aldo Moro negli ambienti universitari e di partito, i primi approcci alla politica nelle file della Democrazia cristiana, l’impegno nell’Amministrazione del comune di Turi.
Una testimonianza di vita del tutto personale, sentimenti di sincera amicizia, stima e gratitudine nei confronti di Moro, vissuti saldamente anche quando le vicende politiche generali e del partito potevano scalfirli o attenuarne l’intensità.

Una lapide allo Statista pugliese lo stesso Maggiolini ha fatto collocare nella piazza omonima.

Chi vuol ricevere, gratuitamente, l’opuscolo:  sulle orme di un uomo, lo può richiedere a: palmigio@gmail.com

Maurizio, uno di noi

MaurizioSulle strade del cielo, con una sciarpa biancorossa del Bari calcio, a bordo di una Ferrari, la sua “rossa” preferita, con il braccio sinistro sullo sportello, il sorriso illuminante, ciuffo di capelli al vento, lo sguardo soddisfatto verso l’orizzonte, assaporando la gioia e la leggerezza della libertà infinita. E’ così che immagino la nuova vita di Maurizio in quel  “Altrove” senza tempo e senza affanni. E’ in questa nuova dimensione che un microrganismo con la corona, non di un re, ma di un grande usurpatore, invisibile e inafferrabile, senza pietà e senza confini, simbolo della globalizzazione egoista e senza morale, lo ha proiettato, in solitudine, dopo avergli rubato il respiro. Nonostante la sua giovane età, la purezza, l’onestà intellettuale, la correttezza, l’autoironia con cui autogestiva i suoi problemi esistenziali. Nonostante abbia sempre amato questa vita di limitazioni e sofferenze dopo che, ventenne, è stato costretto su una sedia a rotelle per aver perso l’uso delle gambe dopo essere stato investito. Una durissima prova, acuita da una dialisi trisettimanale, per un giovane nella pienezza della sua vitalità, che ha saputo reagire, con coraggio, intelligenza e determinazione recuperando, sia pure parzialmente, quella mobilità che gli consentiva di avere una sufficiente autonomia, per andare al lavoro e soprattutto per vivere non “una vita spericolata” bensì una più o meno normale. Mi ha sempre colpito l’agilità e l’abilità con cui scendeva e risaliva a bordo della sua Ford Focus rossa con il cambio automatico. Nonostante la conoscenza da molti anni, e i tanti incontri, solo una volta mi ha consentito di aiutarlo. E, a ben ricordare, mi ha insegnato a riflettere ed essere più consapevole delle tante fortune che l’uomo cosiddetto normale ha, ma che dimentica spesso perché crede che gli sia tutto dovuto. Ciò che lo faceva soprattutto arrabbiare, nonostante il quotidiano esercizio alla tolleranza, erano le barriere architettoniche materiali ed in particolare quelle mentali dei tanti normodotati incoscienti, oltre che arroganti e prepotenti.

Ho conosciuto Maurizio alcuni decenni fa ma da quattro anni i nostri rapporti si sono intensificati grazie ad alcuni luoghi di frequenza in comune, come il Pensionato “Mamma Rosa” dove lui lavorava come amministrativo e dov’è la sede ufficiale del Lions Club Matteo Pugliese, di cui rimane il più giovane socio fondatore, dopo aver assorbito i valori lionistici da papà Nino e mamma Angela, con esperienza ultradecennale nel mondo dei Lions.

Fuori dal comune il mio modo di salutarlo quasi ogni volta che ci incontravamo: lo solleticavo e gli poggiavo la mia mano fredda sul collo, come faccio con i miei figli quando ho l’occasione di vederli. Sapevo di fargli piacere e che comunque non mi avrebbe mai detto niente per la sua riservatezza, comprensione e differenza generazionale. Perché anche lui mi voleva bene. E lo percepivamo entrambi. Mi chiedeva spesso della mia vita di giornalista a Telenorba, della conoscenza virtuale di molti miei colleghi; parlavamo di calcio, ed in particolare del Bari e della Formula 1, ma anche di politica e della sua voglia di vivere libero, in un mondo di uguali, senza confini e senza barriere… soprattutto mentali.

Sul fronte lionistico, solo una decina di giorni fa, il suo ultimo atto come componente del Comitato per le candidature: individuare e indicare i candidati del nuovo consiglio direttivo da sottoporre all’approvazione della Assemblea dei soci del Lions Club “Matteo Pugliese” di Turi. Che consiglierà dal suo “Altrove” e per i quali tiferà come per il suo Bari e la sua Ferrari, che ora può finalmente guidare senza alcun problema sulle strade infinite del cielo. Un sogno divenuto realtà. Maurizio: sei e sarai sempre uno dei noi.

Vito Catucci

Doveroso è riflettere sull’angoscia sofferta dai familiari di Maurizio, trattenuti in casa da disposizioni, per non essergli stato vicino nei momenti più bui della sua esistenza.

Le attestazioni di simpatia e di cordoglio di molti hanno lenito il dolore che ha  accompagnato i familiari nell’estremo saluto.

Ci sembra di vivere un incubo; la pandemia non Continua a leggere »