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Archive for dicembre 2015

FCDal Registro verbali Delibere consiliari del Comune di Turi

1901 – Sessione straordinaria –  prima tornata.

L’anno 1901 il giorno 10 Febbraio in Turi e nella solita Sede delle Adunanze del Consiglio Comunale si è questo riunito in Sessione Straordinaria, deliberata dalla GC con avviso del 3 febbraio, consegnato a domicilio di ciascuno il medesimo giorno come da relata dell’inserviente Pietro Sabatelli.  Il Segretario comunale Cosimo Caporizzi ha fatto l’appello nominale e col Presidente Cav. Colapinto Nicola si sono rinvenuti presenti i consiglieri Signori Aceto Rodrigo, Giammaria Nicola, Gasparro Mario, Aceto Paolo, Arrè Antonio, Di Noia Modesto, Colapinto Nicola, Pugliese Vitantonio, Pugliese Giuseppe, Elefante Giuseppe, Giorgiolè Vincenzo, Pignataro Giuseppe, e Pignataro Nicola col numero di 14. Dimessi 1 assenti 5.  E dei 20 componenti il Consiglio essendo intervenuti i suddetti 14 nel numero superiore alla metà, Il Presidente a mente dell’art. 122 della L. comunale del 4/5/1898 n. 161, ha dichiarato l’Assemblea legale e quindi si è proceduto in seduta pubblica.

Il Sindaco Presidente cav. Nicola Colapinto ha fatto il seguente discorso:

Egregi colleghi. Dai giornale qui giunti la sera dell’8 andante, abbiamo tutti appreso la grave perdita che ha fatto la nostra Turi, colla morte del nostro illustre concittadino ed eminente patriota Francesco Curzio, deceduto in Firenze il 7 andante. Io  non starò a tessere la sua biografia, sia per la brevità del tempo trascorso dall’infausto nuovo ad oggi, sia benché altro oratore occorrebbe per parlare degnamente di tanto uomo. Ricorderò quindi per sommi capi e brevemente alcuni punti principali della sua vita. Fr. Curzio nacque in Turi il 23 Dicembre 1822 da Francesco Curzio legale di Acquaviva delle Fonti e dalla Sig.ra Celestina Giannini di Turi, nella casa ora abitata e di proprietà di Domenico Bruno, falegname. Fin da giovane egli si addimostrò di sentimenti liberali e patriottici. Infatti, quando il Borbone, che fu più tardi definito dall’eminente statista -pugliese, la negazione di Dio, non tenne più fede nel 1849 al giuramento di libertà costituzionale dato nel 1848, Francesco Curzio prese parte alla Dieta di Bari e fu condannato a 25 anni di lavori forzati. Per sfuggire  a tale condanna, egli dové per parecchi giorni andar ramingo nel nostro territorio, e poi riparare in Castellaneta e Palagianello accompagnato ed aiutato dal suo carissimo amico, il venerando uomo Cesare Giammaria…. Non potendo più essere sicuro colà Giammaria lo nascose in sua casa di Turi finchè raccolta una discreta somma tra amici, lo accompagnò a Mola, donde il Curzio potè approdare a Trieste. Quivi giunto e sprovvisto di mezzi di sussistenza ebbe la ventura di imbattersi nel nostro comprovinciale Michele Buono, che lo accolse sotto il suo tetto e gli fornì di che vivere. Di là dopo molte peripezie, egli potè finalmente all’ospitale Torino, che in quei tempi tutti sanno accoglieva il fior fiore dei nostri esiliati. Venuto il 1860 Fr. Curzio non si contentò di essere soltanto un perseguitato dai Borboni ed un esiliato, ma vestì la camicia Rossa e dallo scoglio di Quarto partì con quella leggendaria schiera di mille alla cui  … ed al cui valore l’Italia deve la riunione delle sue sparte membra in sette divise da sette destini. In quella occasione si distinse alla battaglia del Volturno col grado di Maggiore. Il nostro Collegio elettorale lo nominò pel suo patriottismo e per la sua vasta e profonda cultura  suo Deputato nella 2^ legislatura e nella 3^ fu nominato dal Collegio di Trani. Egli tenne il mandato di Deputato con dignità ed elevatezza di sentore, cosicché non poté mai dirsi che fosse un affarista. Francesco Curzio fu anche scrittore elegante e forbito e pubblicò un volume di pregevole poesie, molte delle quali ispirate a sentimenti patriottici. Infine F.Curzio  fu un uomo di alti sensi, di carattere integro, e visse sempre per un ideale, cui significò tutto se stesso, punto minando vanto di quel che fece, anzi rattristandosi in una modesta singolarissima Virtù troppo rara oggidì per cui nulla chiese per i suoi servigi resi alla patria. Furono queste sue qualità che lo fecero apprezzare dalla città dei carmi e dei fiori, dalla colta Firenze, che lo mandò a sedere in quel Consiglio Comunale. Propongo quindi che seduta stante il Consiglio spedisca due telegrammi, uno al Sindaco di Firenze e l’altro alla famiglia: telegrammi che non creduto di spedire di mia iniziativa per dare loro maggior solennità, poste che dovessimo riunirci oggi facendoli seduta stante e col vostro unanime consenso..

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