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Archive for gennaio 2017

Nel giorno della Memoria: Marino PalmisanoMarino Palmisano  “volontario della libertà”.

Il 10 maggio , ricorrerà l’anniversario di morte di Palmisano Marino (1922-2000), “Marinuccio” come affettuosamente era chiamato. Era nato il 1 agosto da Paolo e Pasqua Savino e con le sorelle Nina e Domenica abitava, prima di sposarsi, in via V. Orlandi, angolo via Dogali; suo unico figlio Paolo è stato un mio  amico; suonava la batteria nel gruppo musicale “i lupi”. Anche la moglie Margherita Di Venere (1930-2015) l’ha raggiunto nel mondo dei trapassati

La nuora Lucia Dell’ Aera , madre di Margherita e Marcella,  conserva gelosamente , appesa alla parete, una targa di riconoscimento, con la quale Marinuccio è stato insignito con un distintivo d’onore, “volontario della libertà”, con la seguente motivazione: per essere stato deportato nei lager tedeschi e aver rifiutato la liberazione e per non aver servito l’invasione tedesca e la Repubblica di Salò durante la Resistenza.

Marino, soldato, richiamato alle armi nel ’42, partì per la frontiera balcanica col 47° Reggimento Fanteria e dopo essere sbarcato a Cattaro il 21/6/42 rimase a Niksic e Bogeticì, 100 km circa da Dubrovnik, fino a quando l’Italia firmò l’armistizio. Il suo Reggimento si arrese ai tedeschi e i suoi fanti fatti prigionieri. Come molti altri, Marinuccio rifiutò di servire la Repubblica Sociale e, nel settembre del ’43, fu deportato in carri bestiame in Germania nei lager di Dorsten (60 km da Dortmund e da Dusseldorf), dove rimase prigioniero per 2 anni ed utilizzato come operaio nelle miniere (Baldur Leopold). . La foto in alto fu scattata durante i primi mesi della prigionia in Germania; in quel volto si coglie la sofferenza  di  quei prigionieri rinchiusi  in campi di sterminio. Marinuccio, all’arrivo degli alleati, si salvò dalla morte lasciandosi precipitare in un burrone molto profondo, mentre i suoi compagni venivano portati lontani dal campo e fucilati. Questa foto, sgualcita e parziale, è ora conservata come reliquia, viene pubblicata per non dimenticare e per testimoniare la crudeltà e la barbaria della guerra

Giovanni Palmisano

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