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Archive for dicembre 2019

piazza GonnelliA Turi, via Sedile, il “decumano massimo” dell’abitato antico di Turi, che congiunge l’attuale piazza S. Orlandi a piazza cap. Colapietro, dove si affaccia il palazzo marchesale,  presenta oggi uno slargo, una piazzetta, dominata dal “ Centro polivalente” (ex convento Clarisse) e dal palazzo nobiliare dei Gonnelli(a), ora sede dell’Istituto  “Antonio Gonnelli”, retto dalle suore adoratrici del Sangue di Cristo, che giunsero in Turi Il 23 agosto 1956.

La piazzetta, dedicata ai Gonnelli, non ha numeri civici suoi propri, perché questi seguono la numerazione progressiva di via Sedile, così detta perché nella piazzetta v’era la sede del Sedile, che nel febbraio del 1921 fu demolito a seguito di una esplosione dolosa.

Chi erano i Gonnelli?

Giovanni Gonnella nel 1449 era in Roma presso il pontefice Giovanni V, come scudiero di onore nei sacri Palazzi; nell’anno 1464 dalla sede di Pietro in Vaticano, Il Canonico Don Marco Gonnella fu preconizzato arcivescovo di Antivari; a pagina 18 Giantommaso Gonnelli cita, nel suo libro” Turi e sua Istoria”, il Canonico Don Donato Antonio Gonnelli di Turi, nominato vicario generale dell’arcidiocesi di Bari.

Lo “stipite” fu Gonnella degli Antelminelli, nato il 1270. Nella Sagrestia della chiesa madre vi è un quadro che raffigura Salvatore Gonnella vescovo di Venosa (di cui ho pubblicato un articolo)

Ma torniamo agli ultimi Gonnelli, di cui è particolarmente vivo qualche ricordo. Lo registriamo “sic pereat” proprio perché non vada perduta.

araldica (2)

 

Sul portone di ingresso del palazzo Gonnelli, vi è uno stemma in pietra che raffigura un arciere  che scaglia una freccia contro una torre. Il diritto a fregiarsene fu meritato da un Gonnelli in seguito ad un atto eroico compiuto durante l’assedio di Antiochia.

balcone gonnellAi Gonnelli è dedicata pure la stradetta che collega piazza Gonnelli a via Forno comunale, ove è stata rifatta la stupenda facciata dietro la balconata, come una transenna, e gli arconi di pietra dai motivi veneti. Richiamano alla mente le lunghe balconate degli aulici Palazzi rinascimentali di Venezia affacciati sul Canal Grande.

D. Gian Tommaso Gonnelli, al quale è dedicata la via che corre parallela alla Ferrovia Sud Est subito dopo la porta rossa per collegarla, dopo il mulino di Zaccheo, con la via Putignano, nacque a Turi, in via Sedile 38, il 23 ottobre 1838 alle ore 20.

L’atto di battesimo così cita (tradotto): il 27 ottobre 1838 il reverendo primicerio D. Nicola Scalera con permesso del parroco battezzò un bambino nato alle ore 20 dai legittimi coniugi D. Antonio fu D. Giuseppe Domenico Gonnelli è D. Maria Antonia fu D. Cataldo Capitignano(da Taranto), quale impose il nome Gonnelli Giovanni Tommaso Cataldo Raffaele Salvatore; furono padrini i coniugi: D. Giovanni Alemagna di Napoli a nome del procuratore D. Michele Ammazzalorsa e D. Crescenza Gonnelli a nome della procuratrice D. Giuseppa Ungaro. Presenti il reverendo sacerdote Cistulli ed altri.

Nella stessa pagina del registro vi è una lettera del vescovo di Lecce Nicola Caputo indirizzata al primicerio Nicola Scalera che dice così: (tradotto) ” preghiamo Illustrissimo primicerio della Chiesa di Turi D. Nicola Scalera, Affinché si degni tenere al nostro posto è in nostra vece al Sacro Fonte battesimale la prole che nascerà dagli illustri coniugi D. Antonio Gonnelli e D. Maria Antonia Capitignano, alla quale signore Onnipotente dopo la rigenerazione battesimale conceda anche l’abbondanza di tutti i beni”.

 D. Giantommaso Gonnelli studio a Napoli, allora la più dotta Università d’Italia, per laurearsi col massimo dei voti e con somma lode del rettore Arcangelo Scacchi. A Siena e poi a Pisa si perfezionò nelle discipline didattiche e letterarie. Uomini insigni ebbero per lui sincere parole di simpatia e di entusiasmo; ebbe grandi Maestri, grandi amici; scrisse apprezzate pubblicazioni. Moltissimi suoi studi restarono inediti. Amava gli studi religiosi,, legali, didattici, sociali. Cibava lo spirito di letteratura, storia e filosofia. Prediligeva la robustezza del concetto e dello stile, nella pastosità delle parole classiche, nell’empito delle proprie prodigiose leggi. La sua esistenza era la traduzione delle sue convinzioni, tutte impegnate di religiosità in sé e nella famiglia, nella scuola, nella vita. Era di una eccessiva modestia. Studiava, scriveva per un puro bisogno intimo. Egli non ebbe pubblicato nulla se non fosse stato costretto da continue insistenze dei suoi maestri, dei suoi colleghi e dei suoi amici. “Turi e la sua historia” del 1885, a dire di Alfredo Villani, “profonda, larga e precisa”,fu pubblicato 10 anni dopo, nella valle di Pompei.

Giantommaso sì unì in matrimonio con la nobildonna napoletana D. Luisa Massari, sorella del patriota Giuseppe Massari. Ebbero 5 figli sopravvissuti: Elisa, Antonio, Maria Antonia, Caterina e Marino.

…mentre un giorno si recava in via Pietro De Donato Giannini, al suo trappeto sistemato sotto la casa, di proprietà del Maresciallo Donato Palasciano, marito della figlia di Minguccio Rotolo, poco prima del Calvario, ed andava a visitare il suo orto che comprendeva la zona che va da via Rutigliano a via Casamassima, tuonò al massimo dell’indignazione per calmare I bollenti spiriti dell’insegnante D. Michele Scalera che stava percuotendo selvaggiamente un bambino:

Scalera Scalera,     Questo è il momento di mandarti in galera

D. Gian Tommaso Gonnelli era molto bravo anche nel disegno; le figlie Elisa e Caterina che avevano il culto dei ricordi, conservavano moltissimi cartoni disegnati assieme alle pergamene di famiglia, arrotolati sotto l’altare a muro nello stipo di salotto. Varie volte me li mostrarono con legittimo orgoglio.

Ogni giorno partecipava alla Santa messa nella chiesa madre. Stimava altissimo onore reggere l’ombrello al Santissimo durante la processione del Corpus Domini e alla processione del Santo legno…….

Nelle passeggiate usava bastoncino con il manico d’argento e per cappello la bombetta c’è un cappello sodo, basso col cupola rotonda che portava bene al centro sul capo.

Un giorno egli fece due passi con Giovanni, il suo capo d’opera, u uantijere, colui il quale guidava gli operai nei lavori dei suoi campi. Giovanni, che portava sul capo la paglietta sistemato un po’ sul lato, senti dire da D. Giantommaso ” Mettiti in regola”. Colpito come da una frustata, egli fece un breve esame di coscienza per scoprire in che cosa fosse in difetto. Disse a se stesso ” la destra l’ho data, il passo lo porto, in che cosa ho sbagliato?” Giovanni non si raccapezzò più, era frastornato; alla terza espressione “Mettiti in regola”, D. Giantommaso, indicando la paglietta, che Giovanni portava un po’ storta sul capo, aggiunse: “mbacce a me, lu uappe nan la fè” (davanti alla mia persona, non devi fare il guappo, persona sfrontata e arrogante).

Un altro giorno D. Giantommaso fece una passeggiata in una strada non asfaltata, a lato della quale v’erano i carravricce o cazzavricce, stradini che rompevano le pietre portate accumuli con i treni per fare pietrisco. D. Gian Tommaso si avvicinò ad uno di essi e vedendo alcuni ciuffi di erba lungo la strada, chiese. “maestro, che erba è questa?” Quello con civetteria rispose: “gramigna e mendascene. “ bravo o meste, prefessore dell’erba” concluse D. Giantommaso ” la mendascene è una pianta come la menta ma dall’odore sgradevole”

Giantommaso passò all’eternità il 29 Febbraio 1908. La morte segnò l’inizio di una serie di lutti in casa Gonnelli. Nello stesso anno, il 16 settembre, morì D. Vito Nicola suo fratello; il 5 febbraio 1911, morì a 68 anni la moglie Luisa Massari del fu Marino e della fu Elisa Gaillard. Il 17 marzo 1913 a 25 anni morì il figlio Marino. Il 27 luglio 1935 a 40 anni morì la figlia Maria Antonia dopo una lunghissima malattia.

La figlia Elisa Gonnelli nacque a Turi il 25 novembre 1880.

Il figlio Antonio Gonnelli nacque il 25 gennaio 1884; Il Canonico Francesco Paolo Daddiego lo battezzò e pose il nome Antonio Domenico Raffaele Nicola Casimiro;

Caterina Gonnelli nacque a Turi il 24 dicembre 1886; il reverendo Arciprete D. Vito Leonardo Carnevale di Casamassima la battezzò alla presenza dei padrini D. Alfredo Franchini fu D. Scipione e D. Giulia Notaristefano di Polignano. Contrasse matrimonio il 20.9 .1930 con Chimienti Vito Domenico.

Marino Gonnelli nato il primo dicembre 1888, muori giovanissimo il 17 marzo 1913, alla vigilia di raggiungere la meta del sacerdozio.

Avv Antonio GonnelliA differenza del padre, che era di bassa statura, D. Antonio anch’egli avvocato, era alto, quasi statuario. Aveva una voce chiara, fascinosa,bella. Quando teneva i discorsi sembrava che non si stancasse mai; parlava ore e ore in piazza senza bere un sorso d’acqua. Era dotato di intelligenza acuta, volontà ferrea per cui raggiunse a Roma il massimo grado nella Ferrovia dello Stato, rimanendo ispettore capo Superiore. Mi diceva un vecchio che il suo cappello tra greche e filetti sembrava quello di un maresciallo d’Italia. Durante la Prima Guerra Mondiale parti volontario meritandosi una decorazione al merito; partecipò alla campagna 1916-18 da capitano.

Subito dopo la guerra fu consigliere al Comune di Turi mentre era sindaco D. Raffaele Orlandi che nei tuoi confronti era basso di statura. Un giorno, i due passeggiavano dinanzi all’attuale bar Iacovazzi, mentre un corteo di loro avversari politici  scendeva da Porta Nuova verso via XX Settembre,. Lo circondarono ed un scalmanato lo colpì violentemente al capo con un bastone, facendogli uscire sangue a rivoli. Egli rimase stoicamente impassibile. Non toccò nemmeno la ferita, disse soltanto con voce ferma una espressione che servì da doccia fredda per quelli esaltati: “ mio padre fu preso a cocomeri, nello stesso posto mi avete rotto la testa. Da oggi la mia testa è diventata più dura di prima, con la violenza non sarò piegato mai“.

Andò a Roma ove abitò in via Tommaso Salvini 33.  Fece una splendida carriera. Fu integerrimo, non amava raccomandazioni, favoritismi. All’anagrafe di Turi risulta domiciliato in via Sedile 39, fino al 21 – 4-1931, quando emigrò a Bari.

Nel salotto del palazzo Gonnelli,  lo stesso che fungeva da cappella, su un tavolo rotondo dal piano di marmo bianco, vi era una tela che lo raffigurava.. D. Antonio morì a Roma il 16 novembre 1952. D. Peppino contento davanti alla sua salma, pronunciò un memorabile elogio funebre.

prof. ND Elisa GonnelliElisa Gonnelli spirito eccezionale,  donna fiera e superiore, di una cultura tale da dare le vertigini in chi aveva la fortuna di conversare con lei, parlava poco ma ogni sua parola era ben calibrata. Negli incontri con lei colpiva subito la profondità della dottrina, con una grande proprietà di linguaggio, anche nel discorrere familiare.Aveva radicale convinzione religiose che descrivono con la vita. Laureatasi in lettere classiche, insegnò il primo anno a Lucca, la terra dei suoi avi. Ricordava con nostalgia le belle passeggiate sulle mura lungo 5 km, le chiese stupende, i luoghi cari alla grande San Gemma Galgani, la stimmatizzata lucchese.

Per 40 anni insegno a Bari; dopo la morte del dottor Chimienti, marito della sorella Caterina, si ritirò con questa a Turi.

il 15 aprile 1967 D. Caterina, donò alle suore del Preziosissimo Sangue con atto notarile tutto il resto del palazzo, a completamento della donazione fatta il 14 luglio 1956 dalle sorelle Gonnelli che avevano donato alla Provinciale Suor Rosaria Carbone il palazzo, perché sorgesse in Turi una scuola di lavoro per le giovinette del paese con oratorio femminile festivo ed eventualmente con asilo infantile.

Il 25 aprile 1967 D. Caterina raggiungeva i suoi cari nella Patria Eterna.

da” Turi-Chiesa Madre” di don Vito Ingellis

 

 

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S gonnelli manoscritto

Sul sito internet di Ebay, dove si vende e si compra di tutto, ho trovato in vendita un documento interessante, un Manoscritto vescovile per dispensa matrimoniale con stemma e sigillo del 1799, a firma di SALVATOR GONNELLI VESCOVO VENOSA.

Salvatore Gonnelli, nato a Turi il 19 Nov 1737(8) fu elettoVescovo il 18 Giu 1792; morì il 21 agosto 1801 in Venosa, dove fu tumulato nella Chiesa Cattedrale di S. Andrea.

Il Gonnelli aveva frequentato la regia Università di studi in Altamura, istituita su progetto di Marcello Cusani da Carlo III di Borbone; si insegnavano lingue dotte, Matematica, Fisica, Filosifia, lettere umane, eloquenza e teologia.

La diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa (in latino: Dioecesis Melphiensis-Rapollensis-Venusina) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell’arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo appartenente alla regione ecclesiastica Basilicata. La diocesi comprende le città di Melfi, Rapolla e Venosa. Il territorio è suddiviso in 32 parrocchie. La diocesi di Melfi è stata eretta nell’XI secolo ad opera di papa Niccolò II che rese la diocesi di Melfi indipendente dalla Santa Sede. A Melfi si tennero cinque concili tra il 1059 e il 1101. Nel I concilio del 1059, papa Niccolò II riconobbe i possedimenti conquistati dai Normanni e nominò Roberto il Guiscardo duca di Puglia e Calabria, divenendo vassallo della Chiesa. Nel III concilio indetto da Urbano II nel 1089, oltre a questioni ecclesiastiche come il richiamo all’obbligo di celibato per il clero, venne bandita la Prima Crociata in Terra Santa. Fu presieduta da vari vescovi come Francesco Monaldeschi, Alessandro da Sant’Elpidio e Juan de Borja Llançol de Romaní. Nel 1528, Clemente VII unificò la diocesi di Melfi con quella di Rapolla e secoli dopo, il 30 settembre 1986, si aggiunse anche quella di Venosa

Questo manoscritto veniva emesso come dispensa per sancire che non vi era alcun impedimento alla celebrazione del matrimonio.

Ecco il testo tradotto da don Pasquale Pirulli, parroco in san Domenico a Rutigliano e docente di Cristologia all’istituto di Scienze religiose di Conversano-Monopoli, che ha pubblicato una ricerca su Flaviano protettore di Conversano e curato ultimamente la biografia di Giuseppe Di Donna» (edizioni «Vivere in»):

SALVATORE GONNELLI

Dottore in “Utroque jure”(1) e per grazia di Dio e della Apostolica Sede Vescovo di Venosa

A tutti e ai singoli che vedranno queste presenti nostre lettere testimoniali, e specialmente al Cardinale Arcivescovo di Napoli e anche ai vescovi di Caserta e di Literno insieme, facciamo noto e testimoniamo che i cittadini Canio Plescia e la vedova Angela Ruggiero, del paese di Mascheto di questa nostra diocesi di Venosa, sono congiunti da duplice secondo grado di affinità, cioè da parte di padre e di madre; Consapevoli di tale grado, tuttavia, vinti da insana libidine e guidati da cieco amore si sono conosciuti carnalmente tanto che la donna sopradetta è diventata pregnante. Inoltre affinché la donna sopradetta non rimanesse diffamata (svergognata) e non sposata, e da tutto ciò possono verosimilmente sorgere gravi scandali nel paese e delitti tra i parenti, gli stessi chiesero di essere uniti in matrimonio; e quantunque ci sia l’ostacolo del secondo grado di affinità sotto il duplice lato dichiarato, per il motivo sopra riferito, stimiamo che agli stessi sia necessaria la dispensa Apostolica, e che la stessa Dispensa sia da concedersi e da applicarsi nella forma dei poveri, proprio perché a noi consta pienamente da parte di testimoni degni di fede che entrambi sono poveri e miserevoli e che vivono soltanto del proprio lavoro e attività.

In fede di tutto ciò.

Dato in Venosa dal Palazzo Episcopale in questo giorno 27 del mese di Aprile dell’anno 1799

Il Cittadino Salvatore Vescovo di Venosa

Emanuele Coscia

Si noti lo stemma araldico della famiglia; corrisponde a quello posto sul portale della casa dei Gonnelli(a) in Turi prospiciente la piazza omonima.

  • Nella Sagrestia della Chiesa Madre di Turi, una quadro ad olio richiama il Vescovo Salvatore Gonnelli.

(1) diritto civile e canonico

significativo il fatto che il vescovo alla fine si firma “Il Cittadino Salvatore Vescovo di Venosa”, secondo i dettami della Repubblica Partenepea che, scimmiottando quella Francese, aveva abolito tutti i titoli per cui a cominciare dal re Luigi fino all’ultimo scaccino erano “il cittadino….”, cioè l’abolizione dei tre stati e di tutti i titoli nobiliari.( D. Pasquale Pirulli)

questo articolo è stato pubblicato su turionline.it nell’ottobre 2009

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