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Maurizio, uno di noi

MaurizioSulle strade del cielo, con una sciarpa biancorossa del Bari calcio, a bordo di una Ferrari, la sua “rossa” preferita, con il braccio sinistro sullo sportello, il sorriso illuminante, ciuffo di capelli al vento, lo sguardo soddisfatto verso l’orizzonte, assaporando la gioia e la leggerezza della libertà infinita. E’ così che immagino la nuova vita di Maurizio in quel  “Altrove” senza tempo e senza affanni. E’ in questa nuova dimensione che un microrganismo con la corona, non di un re, ma di un grande usurpatore, invisibile e inafferrabile, senza pietà e senza confini, simbolo della globalizzazione egoista e senza morale, lo ha proiettato, in solitudine, dopo avergli rubato il respiro. Nonostante la sua giovane età, la purezza, l’onestà intellettuale, la correttezza, l’autoironia con cui autogestiva i suoi problemi esistenziali. Nonostante abbia sempre amato questa vita di limitazioni e sofferenze dopo che, ventenne, è stato costretto su una sedia a rotelle per aver perso l’uso delle gambe dopo essere stato investito. Una durissima prova, acuita da una dialisi trisettimanale, per un giovane nella pienezza della sua vitalità, che ha saputo reagire, con coraggio, intelligenza e determinazione recuperando, sia pure parzialmente, quella mobilità che gli consentiva di avere una sufficiente autonomia, per andare al lavoro e soprattutto per vivere non “una vita spericolata” bensì una più o meno normale. Mi ha sempre colpito l’agilità e l’abilità con cui scendeva e risaliva a bordo della sua Ford Focus rossa con il cambio automatico. Nonostante la conoscenza da molti anni, e i tanti incontri, solo una volta mi ha consentito di aiutarlo. E, a ben ricordare, mi ha insegnato a riflettere ed essere più consapevole delle tante fortune che l’uomo cosiddetto normale ha, ma che dimentica spesso perché crede che gli sia tutto dovuto. Ciò che lo faceva soprattutto arrabbiare, nonostante il quotidiano esercizio alla tolleranza, erano le barriere architettoniche materiali ed in particolare quelle mentali dei tanti normodotati incoscienti, oltre che arroganti e prepotenti.

Ho conosciuto Maurizio alcuni decenni fa ma da quattro anni i nostri rapporti si sono intensificati grazie ad alcuni luoghi di frequenza in comune, come il Pensionato “Mamma Rosa” dove lui lavorava come amministrativo e dov’è la sede ufficiale del Lions Club Matteo Pugliese, di cui rimane il più giovane socio fondatore, dopo aver assorbito i valori lionistici da papà Nino e mamma Angela, con esperienza ultradecennale nel mondo dei Lions.

Fuori dal comune il mio modo di salutarlo quasi ogni volta che ci incontravamo: lo solleticavo e gli poggiavo la mia mano fredda sul collo, come faccio con i miei figli quando ho l’occasione di vederli. Sapevo di fargli piacere e che comunque non mi avrebbe mai detto niente per la sua riservatezza, comprensione e differenza generazionale. Perché anche lui mi voleva bene. E lo percepivamo entrambi. Mi chiedeva spesso della mia vita di giornalista a Telenorba, della conoscenza virtuale di molti miei colleghi; parlavamo di calcio, ed in particolare del Bari e della Formula 1, ma anche di politica e della sua voglia di vivere libero, in un mondo di uguali, senza confini e senza barriere… soprattutto mentali.

Sul fronte lionistico, solo una decina di giorni fa, il suo ultimo atto come componente del Comitato per le candidature: individuare e indicare i candidati del nuovo consiglio direttivo da sottoporre all’approvazione della Assemblea dei soci del Lions Club “Matteo Pugliese” di Turi. Che consiglierà dal suo “Altrove” e per i quali tiferà come per il suo Bari e la sua Ferrari, che ora può finalmente guidare senza alcun problema sulle strade infinite del cielo. Un sogno divenuto realtà. Maurizio: sei e sarai sempre uno dei noi.

Vito Catucci

Doveroso è riflettere sull’angoscia sofferta dai familiari di Maurizio, trattenuti in casa da disposizioni, per non essergli stato vicino nei momenti più bui della sua esistenza.

Le attestazioni di simpatia e di cordoglio di molti hanno lenito il dolore che ha  accompagnato i familiari nell’estremo saluto.

Ci sembra di vivere un incubo; la pandemia non (altro…)

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Turi febbraio 2020

Tutto è incominciato con una proposta di mia cugina, Maria Pia, che conosceva una mia antica passione per il disegno.

“Di che si tratta” – le chiesi.

E lei: “è un corso di pittura”;

Io: “ma non ho mai preso in mano un pennello se non quello per pitturare i muri”;

lei: “dai iscriviti, lo seguiamo insieme”.

E così ci siamo iscritti. Emozionato, cartella, matite, pennelli, colori appresso, il 18 ottobre accedo al corso; mi sembrava di essere tornato a scuola quando ero ragazzo. Insieme a me, una decina di persone di cui tre ragazzine; imbarazzo iniziale, superato in breve tempo.

Ma ecco che il responsabile del corso si presenta: sono Fabio Castellaneta e sono il maestro che vi farà lezione. Pare che abbia vinto la estemporanea della sagra della ciliegia del 2019 e che, su invito della “Casa delle Idee”,  abbia accettato di tenere un corso di pittura ai cittadini turesi.  Fabio si è formato alla Accademia delle Belle Arti di Brera.

Poi presenta altri due esperti pittori che lo coadiuveranno durante il corso: la signora Elisa Cantatore e Vincenzo Cipriani, turese di adozione. La prima con funzioni di comunicazioni social e di pubblicazione dei lavori degli allievi sempre sui social; il secondo con funzioni di supporto logistico e organizzative. Ma Vincenzo oltre all’opera pittorica è un esperto nell’arte dell’intaglio thailandese di frutta e verdura; ma non solo è anche un bravo artigiano nella costruzione di piccoli gioielli in materiali molto comuni: legno di olivo, resine, ecc.

VeleE così è iniziata la nostra navigazione a vista nel mare tempestoso della pittura. Il primo lavoro comune che ci ha fatto eseguire è stato un quadro in cui ritraevamo una campagna con trullo e albero d’olivo. Ero contento di aver eseguito la mia prima composizione! A questa prima conquista ne sono seguiti poi altri quattro: una marina, fiori gialli in vaso, quattro vele in mare, un viso di donna. E ora dovremo affrontare qualche lavoro di sacro: io ho scelto una madonna.

Una esposizione, nel chiostro dell’ex Convento di Santa Chiara, l’abbiamo tenuta il giorno 13.12.2019; ha avuto un lusinghiero successo di pubblico. Una giovane ed entusiasta corsista ha venduto una sua opera, incredibile!

Un’ultima esposizione si terrà a fine corso dove saranno esposte tutte le opere frutto delle lezioni del maestro Castellaneta e dei suoi collaboratori, ma soprattutto dell’impegno che i corsisti hanno profuso nelle esecuzioni delle opere.

Giuseppe Avella

 

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CastellanetaFabio Castellaneta, nasce a Milano nel 1962, dove ha frequentato l’Istituto d’arte di Brera; ha acquisito tecniche di restauro di affreschi antichi e di decorazioni di chiese e ville d’epoca.

Nel 2019, si aggiudica il 1° premio di estemporanea di pittura a Turi, in occasione della Sagra della Ciliegia Ferrovia.

Nel 2016, si aggiudica il 1° premio della prima edizione del concorso di pittura estemporanea “Castelluccio Superiore su tela”, promosso dalla rivista nazionale “In Arte Multivesi” in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e la locale Pro Loco di Castelluccio Superiore.

Nel 2014  vince il 1° Premio della 5ª edizione del concorso nazionale di pittura estemporanea “Scorci di Padula”, organizzato dal Circolo Sociale “Carlo Alberto 1886”.

Fabio Castellaneta ora vive proprio a Castellaneta (TA)

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